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(GIANLUCA
CHIARUCCI)
La
disponibilità dell’acqua, e non di meno l’affinamento dei
sistemi per condurla, hanno rappresentato ed in fatto
rappresentano, uno dei requisiti imprescindibili per la presenza
umana.
Non
vi è infatti maniera, perché l’esistenza dell’uomo possa
essere condotta in assenza d’acqua.
Del
resto se l’acqua è presente ma scarseggia, essa costituisce un
fattore che pesantemente limita le potenzialità di sviluppo
dell’uomo e la prosperità delle sue attività economiche.
Di
tutto questo l’uomo è sempre stato conscio, cosicché tanta
parte della grandezza e della possanza delle civiltà, ed anche
della profondità dei segni che queste hanno lasciato alla storia,
sono legate alle opere idrauliche.
Se
l’acqua è così importante, dobbiamo comprendere che la sua
gestione pone una serie di problemi, differenti per ordine e per
scala.
Secondo
una successione che è anche di processo, occorre infatti:
1.
reperire l’acqua;
2.
accertarsi della sua conformità qualitativa, rispetto agli
utilizzi a cui è destinata;
3.
derivarla, approntando le occorrenti opere di captazione;
4.
condurla attraverso idonee reti di distribuzione;
5.
erogarla, monitorandone i prelievi;
6.
gestire i reflui idrici, operando tutte le occorrenti
azioni di controllo, rispetto alle emissioni inquinanti;
7.
attivare le azioni di depurazione, monitorando gli effetti
che queste ultime concretamente ottengono.
L’acqua
deve dunque essere gestita in quanto “risorsa”, secondo una
logica che necessariamente prevede un’etica dell’offerta ed
un’etica della domanda.
In
quanto risorsa limitata, strategica, ed a lenta rinnovazione, la
gestione dell’acqua deve essere improntata in chiave di
processo, mirando alla tutela, alla valorizzazione, alla
moderazione negli usi, al non spreco.
Del
resto, le “vie d’acqua”, ossia le opere idrauliche, spesso
possenti, a volte ardite, che hanno reso possibile la
distribuzione dell’acqua, sia mediante condotte tubate,
ponti-canale, tombe-sifone, sia mediante condotte a pelo libero,
hanno davvero modificato la vita dell’uomo, e non solo per
l’effetto di condurre l’acqua, che peraltro rappresenta la
loro funzione specifica e più comunemente conosciuta.
Il
rapporto con l’acqua è infatti dicotomico, ovvero di
amore-odio, quasi si trattasse di un’innamorata della quale non
si può fare a meno, e che tuttavia nasconde risvolti pericolosi.
Se
l’acqua è per un verso così indispensabile, e tanto è temuta
la sua scarsità, per altro verso è altrettanto temuto il suo
eccesso.
Ecco
che a fianco del sistema complesso ed interrelato, degli
acquedotti e delle reti irrigue per uso agricolo, si pone quello
delle reti di bonifica, il cui compito è quello di allontanare le
acque in eccesso: sia quelle che provengono dal mare, per le zone
poste ad una quota più bassa rispetto al livello marino, sia
quelle di pioggia, che corrivano sui pendii e che tendono ad
invasarsi nei fondi-valle, ed a stagnare nelle pianure.
Ma
il rapporto con le vie d’acqua, è ancora più complesso.
Ed
infatti, se pensando alla Lomellina territorio eminentemente
risicolo, viene da concludere che “nei segreti del governo
dell’acqua, sta la chiave della coltura del riso”, è
altrettanto vero che ai prati marcitoi, vada riconosciuto il
“prodigio della foraggicoltura europea”, ed ancora che i
paesaggi delle grandi bonificazioni, hanno cancellato i segni del
passato, poiché a seguito
Bibliografia:
Costantino
Costantinidis – Bonifica ed irrigazione -
Autori
vai - Storia dell’agricoltura europea – ed. Etas Libri -
Edagricole (Bologna)
Giorgio
Saltini – “Storia delle scienze agrarie” – Edagricole
(Bologna);
Atti
del Convegno
“Funzioni e pianificazione del territorio rurale”,
svoltosi il 16/12/2002 presso il Politecnico di Milano;
Sergio
Baratti, “Le vie d’acqua della Lomellina” - relazione tenuta
al Convegno ”Terre d'acqua in Italia” – 2001.
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