Ottobre 2007

LA DEPURAZIONE DELLE ACQUE

La risorsa idrica è di tutti, un bene prezioso da preservare.
Il suo utilizzo ne modifica le caratteristiche quali-quantitative.
La depurazione permette di restituirla all’ambiente  senza comprometterne
la qualità.

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(CARLO COLLIVIGNARELLI)

L’anno 2003 è stato proclamato  Anno Internazionale dell’Acqua, richiamando così tutti i paesi del mondo a prendere atto del costante aggravarsi del rapporto tra la risorsa acqua e l’aumento vertiginoso della sua domanda, dovuto all’incremento della popolazione, all’aumento dei consumi ed al dovere di assicurare a tutti gli individui il quantitativo minimo d’acqua necessario alla vita.

In realtà, la quantità d’acqua esistente sulla Terra è enorme, essendo stimata in ben 1,5 miliardi di Km3; il 93%, però, è acqua salata oceanica ed il restante 7% è dolce; i tre quarti di quest’ultima si trovano allo stato solido (ghiacci) mentre la rimanente è sostanzialmente costituita da acque sotterranee profonde.

In definitiva solo lo 0,01% è facilmente utilizzabile e questo quando l’acqua defluisce nei fiumi o è accumulata nei laghi. Tra le cause della crisi idrica ci sono la crescita demografica e i mutamenti climatici.

L’acqua, oltre ad essere un fondamentale elemento per la vita delle specie animali e vegetali, costituisce una risorsa indispensabile per lo sviluppo. Un uso sostenibile della risorsa comporta la sua restituzione agli ecosistemi ad un livello di qualità tale da consentire il mantenimento delle loro specifiche funzionalità.

Nel ciclo delle acque la risorsa idrica subisce modificazioni di composizione per cause naturali e per effetto delle attività antropiche, che spesso determinano fenomeni di inquinamento talvolta rilevanti ed  irreversibili.

L’acqua è destinata a diventare una risorsa scarsa. L’antropizzazione del territorio, infatti, comporta ingenti prelievi di acqua per i usi civili, industriali, energetici  e, in particolare, per scopi potabili ed irrigui.

I consumi idrici per usi civili variano in relazione alle dimensioni degli agglomerati urbani, al livello di benessere economico e alle abitudini di vita della popolazione.

La richiesta idrica industriale varia in relazione al settore considerato: quelli che richiedono un fabbisogno maggiore di acqua sono il petrolchimico, il metallurgico, il tessile e l'alimentare.

I prelievi per uso potabile incidono particolarmente sulle acque sotterranee (84%).

Il fabbisogno idrico in agricoltura dipende dall'estensione delle superfici irrigabili, dalle caratteristiche climatiche e ambientali, dalla tipologia colturale, dalle tecnologie di distribuzione utilizzate. Il settore agricolo è il più idroesigente: tra le colture a più elevato consumo d'acqua si annoverano il granoturco, le foraggere e le ortive.

La conseguenza diretta dell'utilizzo dell'acqua nelle varie attività sopra riportate è la produzione di scarichi che presentano caratteristiche qualitative diverse a seconda del tipo di utilizzo e che, quindi, necessitano, per poter essere restituiti all'ambiente, di un trattamento depurativo.

Gli scarichi degli insediamenti urbani e produttivi sono facilmente controllabili e come tali possono essere classificati come sorgenti di inquinamento puntiformi, mentre le superfici di produzione agricole possono essere classificate come sorgenti di inquinamento diffuse che, rispetto alla prime, sono di più difficile quantizzazione.

Le sorgenti diffuse sono le più temibili perché quelle meno controllabili; non provocano effetti a breve termine, ma dilazionati nel tempo.

I principali inquinanti derivati da insediamenti civili sono le sostanze organiche biodegradabili, il settore agro-zootecnico produce inquinamento da nutrienti,fertilizzanti e fitosanitari, mentre l’industria genera quello da sostanze organiche alogenate e da metalli pesanti.

Un’altra fonte di inquinamento da non trascurare è rappresentata dalle acque meteoriche. Infatti,

durante il fenomeno della precipitazione, si ha la cattura e l’incorporazione, da parte delle gocce

di pioggia, delle sostanze e dei materiali presenti in atmosfera comprese le sostanze di origine

antropica eventualmente presenti. L’acqua meteorica trasferisce le sostanze presenti in atmosfera alla superficie terrestre, dove entra in contatto con l’inquinamento generato e accumulato sul territorio (dilavamento delle superfici); infine, giungendo nella rete fognaria, si arricchisce ulteriormente di inquinanti.

Le acque meteoriche di dilavamento possono essere caratterizzata quindi da elevati contenuti di sostanze inquinanti; per questo, esse devono essere intercettate ed inviate ad un trattamento di depurazione.

L’inquinamento, che è diretta conseguenza dell’utilizzo dell’acqua, può essere controllato attraverso due “filosofie” di intervento: la prima di carattere preventivo (risparmio idrico, tecnologie pulite, tecnologie a secco, riutilizzo acque di scarico), la seconda che prevede la depurazione degli scarichi prima della loro restituzione all’ambiente.

Entrambi gli interventi hanno lo scopo di preservare e migliorare la qualità dei corpi idrici ai fini dei diversi utilizzi dell’acqua a partire da quelli più “pregiati”.

Le sostanze inquinanti possono essere classificate a seconda della loro natura o degli effetti che producono; in particolare, si possono individuare quattro categorie: materiali galleggianti (oli, grassi, schiume e sostanze insolubili più leggere dell’acqua), materiali in sospensione (sostanze insolubili, di densità uguale o superiore a quella dell’acqua, mantenuti in sospensione dalla turbolenza), sostanze disciolte (ad esempio acidi o alcali, metalli pesanti, insetticidi, cianuri e sostanze organiche) e microrganismi (batteri) o organismi superiori  (funghi, alghe, ecc.).

Per l’eliminazione o la riduzione delle sostanze inquinanti si ricorre ai processi di depurazione, che consentono la separazione dei materiali galleggianti e di materiali in sospensione, l’insolubilizzazione e la separazione di sostanze disciolte, la rimozione di queste ultime, la trasformazione di sostanze biodegradabili e la disinfezione da microrganismi. Esiste un gran numero di processi di depurazione, la cui applicabilità è correlata alle caratteristiche dell’acqua da trattare e al grado di depurazione richiesto: di conseguenza, gli impianti di depurazione sono caratterizzati da linee di trattamento diversificate.

I diversi trattamenti si distinguono, in funzione della natura dei processi impiegati, in: trattamenti meccanici,  trattamenti chimico-fisici e trattamenti biologici (Tabella 1).

Sono trattamenti meccanici la grigliatura che rimuove i materiali più grossolani, la dissabbiatura/disoleatura che rimuove le sabbie nonché gli oli e i grassi, e la sedimentazione che separa per gravità le particelle sospese più pesanti dell’acqua.

I trattamenti chimico-fisici rimuovono le sostanze inquinanti (metalli, materiale in sospensione non sedimentabile…) mediante modificazione del loro stato fisico o chimico, che ne facilita la rimozione.

Infine, i trattamenti biologici si basano sull’azione di microrganismi di vario tipo che, attraverso la loro attività metabolica, “distruggono” i composti organici presenti nel liquame da depurare.

Tipologia di trattamento Processo Inquinante rimosso
MECCANICI Grigliatura Solidi grossolani
Dissabbiatura Sabbie
Disoleatura Oli e grassi
Sedimentazione Solidi sospesi
CHIMICO-FISICI Coagulazione-flocculazione Solidi non sedimentabili (colloidi)
Flottazione Solidi sospesi
Neutralizzazione Alcalinità, acidità

Precipitazione

Metalli pesanti
Scambio ionico Metalli pesanti
Strippaggio Solfuri
Adsorbimento su carbone attivo Sostanze organiche persistenti
Disinfezione Microrganismi
BIOLOGICI Ossidazione a fanghi attivi Sostanze organiche biodegrabili
Digestione anaerobica
Nitrificazione-Denitrificazione Azoto

Tabella 1. Classificazione dei trattamenti di depurazione con i rispettivi campi di applicazione

I processi biologici sono tra i più diffusamente applicati per il trattamento di liquami organici biodegradabili. Sono assimilabili ai processi di autodepurazione biologica dei corpi idrici, ma, a differenza di questi, sono concepiti in modo da poter controllare in modo ottimale i parametri di processo. Tra i trattamenti biologici il più diffuso è il processo a “fanghi attivi” in cui l’unità principale è costituita dal reattore a fanghi attivi dove il liquame subisce la depurazione ad opera di batteri che assumono la consistenza di un fango fioccoso (dalla capacità del fango di rimuovere composti inquinanti deriva la denominazione di fango attivo). La miscela di liquame depurato e fango viene successivamente inviata in un sedimentatore per la separazione della massa fangosa (biomassa), che si deposita sul fondo, dal surnatante depurato (Figura 1).


Figura 1. Schema di un processo a fanghi attivi

L’effluente di un impianto di depurazione nella maggior parte dei casi viene scaricato in corpo idrico superficiale (fiumi, laghi e mari). In alternativa, può essere riutilizzato in agricoltura; in questo caso deve essere sottoposto a specifici trattamenti che ne riducono ulteriormente il contenuto di inquinanti.

Il riutilizzo delle acque reflue depurate consente senz’altro un uso più razionale della risorsa idrica; esso deve però avvenire in condizioni di sicurezza per l’ambiente e per la salute della popolazione esposta ed ha come obiettivi:

  • la limitazione del prelievo delle acque superficiali e sotterranee;
  • la riduzione dell’impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori;
  • il risparmio idrico.
In Figura 2 è riportato un impianto di affinamento di acque reflue depurate che consente il loro riutilizzo.


Figura 2. Impianto di riutilizzo di acque reflue depurate (Sardegna)

La maggior parte dei processi di trattamento delle acque di scarico dà luogo alla produzione di fanghi (sospensione semiliquida al 90-95% di acqua); nei processi biologici questi derivano dalla trasformazione della sostanza organica in massa cellulare microbica, nei processi chimico-fisici dalla separazione di materiali in sospensione, dalla precipitazione di sostanze originariamente disciolte e dall’aggiunta di reattivi chimici. I fanghi devono essere trattati in modo da garantirne uno smaltimento igienico, economico e senza inconvenienti per l’ambiente.

Per questa ragione, negli impianti di depurazione esistono due linee di trattamento una dedicata alla depurazione delle acque e l’altra, di non minore importanza, finalizzata al trattamento dei fanghi, al fine di ridurne il volume (eliminazione di acqua) ed il contenuto di sostanza organica che li renderebbe altrimenti “putrescibili”(Figura 3).



Figura 3
. Linea acque e linea fanghi di un impianto di depurazione liquami urbani
 

LINEA ACQUE

LINEA FANGHI

 

I fanghi di depurazione (Figura 4a)  possono essere comunque considerati  una risorsa, in quanto “ammendanti” del terreno agricolo (spesso povero di sostanze organiche)  dal momento che possono essere recuperati in agricoltura direttamente o indirettamente sotto forma di compost  (Figura 4b).

(a)

(b)

Figura 4.
Fanghi di depurazione (a); fanghi trattati al fine del loro utilizzo in agricoltura come fertilizzanti-ammendanti (b)

 

Carlo Colli Vignarelli

Professore Ordinario di “Ingegneria Sanitaria-Ambientale” presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia. Tiene, inoltre, per incarico, il corso di “Impianti di trattamento” presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia.

Laureato in Ingegneria Chimica (1971) presso il Politecnico di Milano, svolge ricerca nel campo dei trattamenti avanzati delle acque reflue, del trattamento dei fanghi, dello smaltimento dei rifiuti, del trattamento delle acque ad uso potabile e della gestione degli impianti di depurazione.

E’ autore di oltre 300  pubblicazioni scientifiche apparse su riviste specializzate in ambito nazionale e internazionale.

Ha partecipato, in qualità di relatore o chairman, a oltre un centinaio di congressi scientifici in Italia e all’estero.

E’ direttore del CETAMB (“Centro di documentazione e ricerca sulle tecnologie appropriate per la gestione dell’ambiente nei Paesi in via di sviluppo”), struttura attiva da quattro anni presso l’Università di Brescia.  In questo ambito ha coordinato varie ricerche in diversi Paesi di Africa, Asia e America Latina.