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(LUCIANO
VALLE)
Ogni
religione custodisce il tema della sacralità dell’acqua. In
essa l’acqua si manifesta, pur nella varietà degli aspetti, con
una struttura simbolica costante: l’essere segno divino.
Essa
è anche la sostanza primordiale da cui nascono tutte le forme e
alla quale tutte ritornano. Simbolo cosmogonico per eccellenza che
assume, nelle varie culture in cui s’incarna, una pluralità di
significati religiosi e spirituali.
Simbolo
così potente da essere mantenuto nella razionalità filosofica,
almeno nella sua fase originaria (Talete): l‘acqua come
principio di tutte le cose.
I
fiumi, le sorgenti, ad esempio, sono luoghi teofanici, manifestano
il divino. Nei Greci come nei Babilonesi, nei Germani, in Africa
si offrono sacrifici ai fiumi.
Quasi
tutte le religioni conoscono le tradizioni del diluvio universale
come funzione di punizione e purificazione, di chiusura di un
ciclo, di rinascita, di vita nuova.
L’acqua,
per i nativi americani, è una delle incarnazioni e manifestazioni
del Divino. Ovvero è luogo teofanico. Lega gli elementi della
terra ed è con essi in relazione di comunione naturale. Anche con
gli umani: l’acqua si personifica, la umanità si naturalizza e
si purifica mettendosi in ascolto del magistero dell’acqua.
“L’acqua
scintillante che scorre nei fiumi e nei torrenti non è
semplicemente acqua, ma è il sangue di tuo nonno. Ogni riflesso
che produce immagini nelle chiare acque dei laghi racconta la vita
della nostra gente. Il mormorio dell’acqua è la voce della
nanna della tua bisnonna. I fiumi sono i nostri fratelli… Nei
confronti dei fiumi dovreste esprimere la stessa gentilezza che
dimostrate verso ogni fratello”. (Discorso del Capo Seattle)
Nell’Induismo
il fiume sacro per eccellenza è il Gange. E tutti i fiumi sono
come il Gange.
Il
Gange, che è emanazione di un fiume celeste, ha un ruolo eminente
di purificazione della vita, e della morte, del ciclo delle
rinascite. I pellegrinaggi, infatti, alla sorgente del Gange
servono come purificazione.
Nell’induismo
l’acqua è il luogo cosmogonico e teofanico per eccellenza da
cui nascono Dio e la vita: “Acqua tu sei la fonte di tutte le
cose e di ogni esistenza (“Bhavisyottarapurana, 31, 14)
Sempre
nell’Induismo l’acqua è “principio di guarigione”,
portatrice di “benessere”: “Le acque, in verità sono
risanatrici, …. Espellono e guariscono tutte le malattie” (Satapatha
Brahamana, VI, 8, 22; XII, 5, 2, 14)
Per
l’antica saggezza religiosa cinese, taoista l’acqua è una
delle polarità dell’Essere. E’ il fondamento, inoltre, della
struttura materiale della Terra: “Ora l’acqua è il sangue e
il respiro della terra, che scorre e cammina come nei nervi e
nelle vene. …. E’ la materia grezza preparatoria di ogni
cosa”; “Essa si raccoglie nel firmamento e sulla terra e si
deposita in tutte le cose”.
L’acqua
è anche il lavacro purificatore dell’uomo. La sua
“benevolenza” consiste nel “lavar via i mali dell’uomo”.
(Kuan Tzu, XXXIX)
E’,
poi, sul piano della metafora, paradigma morale e spirituale per
l’essere e l’operare dell’uomo, simbolo della ricettività,
della dolcezza, della pazienza, dell’umiltà, col suo essere
molle, debole, col suo star in basso:
“Niente
al mondo è più molle e debole dell’acqua; ma nell’avventarsi
contro ciò che è duro e forte, niente può superarla.” (Tao Te
Ching, XL III); “La gente tutta ama salire più in alto, ma
l’acqua corre verso il luogo più basso possibile…. Tale
principio di andare verso il fondo è…. lo strumento dei veri
sovrani” (Kuan Tzu, Id.)
“La
suprema bontà è simile a quella dell’acqua. La bontà
dell’acqua è che essa benefica le diecimila creature…” (Tao
Te Ching, C. VIII)
Nella
mitologia religiosa greca le acque, sia come principio maschile
(Oceano) sia come principio femminile (Teti/Acqua dolce)
costituiscono la coppia originale da cui scaturisce l’Essere.
Nella
cosmologia babilonese gli Dei comunicano con le acque primordiali
sulle quali operano per i successivi atti di creazione.
Nell’Islam
l’acqua è l’elemento fondamentale per la nascita della vita:
“Non
vedano dunque gli empi che una volta i cieli e la terra erano
confusi insieme e Noi [Dio] li abbiamo separati e dall’acqua
abbiamo fatto germinare ogni cosa vivente?” (Corano, XXI, 30);
“Dio ha creato tutti gli esseri viventi a partire
dall’acqua” (Corano, XXIV, 45)
L’acqua,
inoltre, è manifestazione della magnificenza e della potenza di
Dio, nonché della sua provvidenza:
“E
Noi [Dio] versammo l’acqua dal cielo perché poteste berne ed
era dell’acqua che voi non avevate conservato nelle vostre
cisterne” (Corano, XV, 22); “E Dio fa scendere l’acqua dal
cielo e con essa vivifica la terra che prima era morta: in questo
c’è un segno per chi sa ascoltare” (Corano, XVI, 65); “Non
vedi che Dio fa scendere l’acqua dal cielo e la conduce a fonti
nascoste nella terra, poi la fa uscire e fa nascere erbaggi di
vario genere che poi si seccano…” (Corano, XXXIX, 21)
Nell’Antico
Testamento, l’acqua offre una articolata gamma di significati
simbolico-spirituali:
-
Manifesta l’azione creatrice di Dio
-
Mostra l’azione di salvezza
-
Incarna la concretezza del rapporto di Dio colla storia
umana: sia come punizione (diluvio) sia come instaurazione e
prefigurazione dell’uomo “salvato”.
-
Ancora: opera come punizione per l’umanità corrotta e
malvagia e come salvezza liberatrice per il popolo eletto
-
E’ segno della parola di Dio
In
sintesi:
-
L’acqua è “sorgente di vita” in quanto simbolo della
realtà e dell’azione di Dio (Ger. 2,13)
-
Esprime l’efficacia rigeneratrice della Parola di Dio
(Avv. 8,11)
-
Significa lo stato di “nuova alleanza tra Javé e il
popolo (Ez. 36, 25-6)
-
Simboleggia la rigenerazione dell’uomo dal peccato e il
suo accesso alla giustizia (Ez. 36, 25-6, Gir. 17, 3; Is. 58, 11)
-
Ha la funzione di incarnare e mantenere il senso
della apertura escatologica, di un futuro “liberato” dalla
schiavitù del peccato. (Is.
35, 6-7; Ez. 4-7)
-
E’ simbolo di sapienza, donata da Dio all’eletto (Sr.
24, 23-25)
-
E’, infine, simbolo d’amore. Come nel Cantico dei
Cantici (Ct., 4, 12-15)
Anche
nel Nuovo Testamento l’acqua mantiene il suo carattere di
simbolismo pluralistico. Essa è presentata come simbolo dello
stesso Dio/Logos incarnatosi in uomo, in Gesù Cristo:
“Chi
beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete; l’acqua
che io gli darò diverrà in lui sorgente di acqua che zampilla
per la vita eterna. (Gv. 4, 14)
Simbolo
di energia ontologica e spirituale, quindi. Sorgente di vita
nuova.
Come
ribadirà l’Autore dell’Apocalisse:
“A
colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della
vita” (Ap. 21, 6). Come Pastore che “guida [i giusti] alle
fonti delle acque della vita”. (Ap. 7, 17)
L’acqua,
poi, è simbolo di purificazione, simbolo battesimale. L’acqua
del fonte battesimale purifica l’uomo vecchio, lo salva, come Noè
fu salvato dal diluvio, lo ricostituisce come creatura nuova (Rm.
6, 1-11)
E’
il battesimo di Gesù nel Giordano, ad opera di Giovanni il
Battista, ad inaugurare la nuova forma di rito lustrale: non il
semplice battesimo per immersione, come nelle tradizioni ebraica
e/o “pagane”: ma accanto e oltre l’acqua, lo Spirito di Dio
e il sangue: “In verità, verità ti dico, se uno non nasce da
acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv. 3, 5);
“Io vi battezzo con acqua per la conversione. Ma colui che viene
dopo di me… vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Mt. 3, 11)
“Giovanni
ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito
Santo”. Ancora: acqua, Spirito Santo, sangue. L’acqua appare
unita al sangue nel processo di conversione e di instaurazione
della “nuova alleanza”. Dal costato di Cristo in Croce,
l’acqua uscì assieme al sangue (Gv. 19, 34). “Gesù è venuto
con acqua e sangue, non con acqua soltanto….” (1Gv., 5,6).
L’acqua, infine, nel Progetto soteriologico del Nuovo Testamento
appare unita alla Parola: acqua e Parola di Cristo sono
purificazione per la Chiesa primitiva: “La Chiesa” è
“purificata per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato
dalla Parola”. (Ef.,
5, 26)
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