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(claudia
baratti)
La
naturale presenza di acqua della pianura novarese è stata
organizzata, gestita ed incrementata dall'attività dell'uomo che,
nei secoli, ha costruito un complesso sistema di rogge e canali;
questa trasformazione ha creato paesaggi di terre e di acqua,
unici nel loro genere, ma finora poco studiati e valorizzati.
Un
elevato numero di ragazzi e adulti sono ancora oggi poco informati
sui problemi e sulle peculiarità del territorio agricolo, e
troppo basso è il numero di persone che si dichiarano a
conoscenza dell'organizzazione dell'intricato sistema delle acque
irrigue e delle problematiche a esso relative.
Tale
assunto risulta importante soprattutto perché può avere
ripercussioni negative sulla tradizionale cultura della pianura
irrigua basata, com'è noto, su quella che si può definire
"civiltà dell'acqua"; una scarsa attenzione al valore
delle risorse naturali e agricole determina infatti atteggiamenti
che agevolano nel tempo scarso legame col territorio e azioni di
degrado.
All'interno
della pianura irrigua è da rilevare come i fontanili, con le
tipiche vegetazioni di contorno, costituiscano insieme elementi di
alto valore ecologico e presentino caratteristiche interessanti
per affrontare un percorso culturale pluridisciplinare rivolto
agli studiosi di ogni età sui temi legati ai paesaggi delle
acque.
Da
questo punto di vista, le numerose "teste" dei
fontanili, "che trapuntano e irrorano le nostre
campagne" con le loro acque limpide contornate da
verdeggianti bordi boschivi, possono diventare mete sorprendenti
nel quadro di un territorio agricolo spesso giudicato troppo
uniforme.
Per
individuare i fontanili occorre osservare con occhi nuovi i
particolari del paesaggio: le variazioni di colore e di piani dati
dalle quinte arboree della pianura appartengono spesso solo alle
corone e alle sponde delle "teste" e delle
"aste", piccole isole di verde che spiccano
particolarmente sul piatto assetto monoculturale.
Oggi
le ricerche sul campo sono agevolate dal vasto materiale di
censimento realizzato dall'Est Sesia (e da me curato) (1) che ha
permesso di localizzare nella Lomellina circa 166 fontanili.
Ad
evidenziare l’importanza dei fontanili nella Lomellina sarebbe
sufficiente il fatto che ancora attualmente essi forniscono un
terzo circa della dotazione idrica di cui tale comprensorio
fruisce per le coltivazioni.
Fin
dai tempi più antichi l’uomo ha saputo trarre profitto dalla
presenza nel sottosuolo della pianura padana di falde idriche
abbastanza superficiali, imparando a scavare, nei luoghi adatti,
apposite “teste” destinate a far emergere le polle sorgive e
aprendo lunghi fossi, con lieve pendio rispetto al degradare della
pianura, in modo da portare l’acqua a valle ad una quota
sufficiente per irrigare i campi.
Nella
Lomellina le falde idriche sotterranee, originariamente alimentate
solo dalle piogge e dalle acque di piena dei corsi d’acqua
naturali, si sono nel tempo sempre più arricchite con gli apporti
dovuti all’irrigazione, la cui estensione andava via via
crescendo grazie alle maggiori quantità di acqua rese disponibili
dalla costruzione dei grandi canali storici; a tal fine,
fondamentale è stato l'apporto del canale Cavour, derivato dal Po
ed integrato dalla Dora Baltea, e del canale Regina Elena,
alimentato con le acque del Ticino.
E'
stato proprio questo massiccio arricchimento delle falde idriche
sotterranee che ha reso possibile la realizzazione di un gran
numero di fontanili, divenuti così un prezioso strumento per il
recupero e per il riuso dell’acqua irrigua; infatti, le acque
percolate nel sottosuolo dai campi irrigati in parte riaffiorano
naturalmente nei fontanili e vengono nuovamente utilizzate per
irrigare; in parte scendono ad alimentare le falde più profonde,
cui attingono i pozzi di sollevamento per uso potabile e
industriale.
Secondo
la terminologia tecnica più accreditata, confermata dalla
plurisecolare tradizione padana, il fontanile
o fontana è l'opera realizzata
dall'uomo, in località opportuna, per far affiorare, raccogliere,
convogliare e portare ad utilizzazione irrigua le acque
sotterranee.
Proprio
in quanto opera dell'uomo, il fontanile si differenzia dalla risorgiva,
riaffioramento naturale di acque permeate nel sottosuolo nei
terreni a monte.
Nel
fontanile si possono distinguere le seguenti tre componenti
principali:
-
la
"testa", costituita da uno scavo del terreno, in
genere di forma tondeggiante, approfondito fino ad interessare la
prima falda idrica sotterranea e cioè la falda freatica;
-
la "gola",
rappresentata dallo
scavo di raccordo tra la "testa" e l' "asta";
-
l' "asta",
cioè il fosso scavato per convogliare fino ai terreni da
irrigare, l'acqua che affiora nella testa del fontanile; l’asta
guadagna gradualmente quota rispetto al piano di campagna grazie
al fatto che la pendenza necessaria per il movimento dell'acqua
risulta generalmente minore di quella naturale dei terreni
attraversati; dopo un certo percorso l’acqua del fontanile viene
così a trovarsi ad una quota più elevata dei terreni latistanti
e può quindi essere utilizzata per l’irrigazione dei terreni
stessi.
A
sua volta, la "testa" è formata da vari elementi:
-
gli "occhi",
ossia le polle da cui, sul fondo dello scavo, scaturisce l'acqua;
per facilitare la fuoriuscita dell'acqua in
passato si inserivano, nella base dello scavo, botti e tini di
legno senza i fondi e, in epoche più recenti, tubi in ferro o in
cemento;
-
le "ripe",
ossia le pareti dello scavo, cui viene assegnata una pendenza atta
ad evitare possibili franamenti; per ridurre tale pendenza talora
le ripe sono sostenute da "fascinate", costituite da
pali e fascine di legno, o anche da muraccioli di ciottoli;
-
il "bordo",
ossia l'innalzamento del terreno attorno allo scavo dovuto al
riporto del materiale scavato;
-
l' "area
di contorno", cioè la striscia di terreno attorno al
bordo;
-
la "corona",
costituita dall'insieme delle ripe, del bordo e dell'area di
contorno; tradizionalmente la corona veniva piantumata con alberi
e siepi, in quanto l'ombreggiamento inibisce la proliferazione
vegetale; spesso la scelta degli alberi e degli arbusti veniva
dettata dalle utilizzazioni ritraibili.
La
profondità dello scavo è generalmente di alcuni metri ed è in
relazione alla profondità a cui si trova la falda freatica,
maggiore nell'alta pianura, minore nella bassa.
L'efflusso
zampillante è talora molto evidente, altre volte è appena
intuibile dal lieve ondeggiamento circolare dell'acqua attorno
agli "occhi".
Andando
alla ricerca dei fontanili nelle campagne lomelline è facile
rendersi conto come nella realtà possono assumere tipologie anche
molto diverse: così, ad esempio, la testa può avere forme
differenti, ampliandosi o restringendosi fino a confondersi con
l'asta; le teste possono essere più di una rispetto all'asta, con
forme "a pettine", costituite da più teste raccordate
ad un'unica asta come i denti di un pettine; le aste possono
contenere anch'esse occhi e svolgere funzioni drenanti rispetto
alla falda freatica, assumendo le denominazioni di cavi
drenanti o cavi
sorgenti; le aste stesse possono raccogliere le colature
provenienti dai terreni irrigui attraversati
e svolgere quindi anche la funzione di colatori,
favorendo in tal modo il riuso delle acque irrigue.
Per
essere conservati in condizioni di efficienza, i fontanili devono
essere sottoposti a periodici interventi manutentivi come lo
spurgo e il taglio erbe.
Con
la maggiore e più sicura disponibilità idrica per l'irrigazione
dovuta alla realizzazione dei grandi canali storici e al
miglioramento dell'efficienza delle reti irrigue, l'interesse per
i fontanili è andato via via riducendosi; di conseguenza, gli
interventi manutentivi vengono sempre più frequentemente
trascurati se non totalmente abbandonati.
L'abbandono
della manutenzione determina nei fondali l'insorgere di processi
involutivi che trasformano gradualmente la testa del fontanile in
un acquitrino e che portano successivamente alla completa
scomparsa dell'acqua; a questo punto può far seguito il recupero
dell'area alla coltivazione o, peggio, la sua trasformazione in
discarica abusiva; il fontanile si dice allora "interrato".
Con
appropriati interventi di riqualificazione è però possibile
ridare vita al flusso idrico e ai preziosi ecosistemi di contorno.
E'
indubbio che le attività di studio e di recupero permettono di
conservare attraverso le risorgive la testimonianza di
quell'intreccio di intuito ed esperienza contadina, di conoscenza
del territorio e preparazione tecnica che ha portato, con i
fontanili, alla valorizzazione delle risorse idriche sotterranee
per l'agricoltura, consentendo anche un efficiente riutilizzo
delle acque irrigue.
Ma
lo studio dei fontanili permette anche di approfondire
interessanti pagine della storia e della tecnologia delle terre
irrigue ricavabili dai carteggi e dalle mappe d'archivio.
Va,
ad esempio, ricordato che l'abile sfruttamento delle acque sorgive
attuato nella Pianura Padana non passò inosservato alla vivace
curiosità e alla grande fantasia di Leonardo da Vinci. Durante la
sua permanenza a Milano Leonardo progetta infatti un palazzo per
Carlo d’Amboise, prevedendo la costituzione di un "giardino
di delizie" con una voliera, dotata di una copertura di rete
di rame e un mulino a vento per aspirare "acqua
surgitiva e fresca"
e produrre "continui
suoni di vari strumenti".
Il
progetto è ricco di altre invenzioni: "altra
acqua correrà pel giardino, adacquando li pomeranci e cedri ai
lor bisogni. Li quali cedri saran permanenti, perché il sito sarà
in modo adattato, che con facilità si copriranno, e il caldo che
al continuo spira la invernata, fia causa di mantenerli assai
meglio che ‘l foco per due cause: e l’una è che esso caldo
de’ fontanili è naturale ed è il medesimo che riscalda la
radice di tutte le piante, il secondo è che ’l foco è caldo
accidentale a esse piante, per essere lui privato d’umido e non
è uniforme e non è continuo, perché è più caldo nel principio
che nel fine, e spesse volte è dimenticato dalla indiligenzia
de’ lor curatori".
Accanto
a questi progetti, ricchi di spunti anche attuali, Leonardo
aggiunge alcune indicazioni pratiche che sicuramente desume
osservando le attività dei contadini padani dell'epoca:
"A
li fontanili si debbe segare spesse volte le sue erbe, acciò che
l’acqua sia veduta chiara colli lor fondi ghiarosi, e sol si
lasci erbe atte al nutrimento de’ pesci, come crescioni e simile
altre erbe.
Li pesci debbono essere di
quelli che non intorbidino le acque, cioè non vi si metta
anguille, né tinche, né ancora lucci, perché distruggan li
altri pesci."(2)
La
tecnica di ricavare acqua per l’irrigazione dalle falde del
sottosuolo tramite la costruzione dei fontanili trova ampia
trattazione negli antichi testi di agricoltura, idraulica e
architettura. Tale materiale non è stato mai studiato in maniera
sistematica ma appare ricco di spunti tecnici e culturali di
indubbio valore.
Il
largo spazio riservato nella trattatistica alle tecniche di
costruzione e di manutenzione dei fontanili manifesta l'estrema
importanza che essi avevano nell'economia agricola padana del '700
e '800 ed anche l'unicità di tali opere nel panorama europeo.
L'estrema
dovizia di particolari permette oggi di ricostruire metodologie
ormai cadute in disuso, ma oggi riutilizzabili nell'ambito di
interventi progettuali di riqualificazione e di manutenzione.
Dalle
carte d'Archivio è possibile desumere come la costruzione dei
fontanili comportasse numerosi imprevisti di carattere tecnico che
inducevano talora anche a desistere dall'impresa. I disegni di
progetto, molto accurati, offrono utili informazioni sulle
tecniche costruttive, sui materiali usati per stabilizzare le
sponde, sul numero di operai e sulle giornate lavorative
occorrenti per effettuare gli scavi. L'analisi delle mappe
permette di affermare con certezza che lo scavo di un fontanile
costituiva un’opera alquanto onerosa, di cui potevano farsi
carico solo i grandi proprietari terrieri o le comunità locali
appositamente organizzate.
Alcuni
documenti testimoniano che si perveniva talvolta ad una sorta di
sovraffollamento di progetti di fontanili in aree ristrette, con
il risultato di far sorgere nei proprietari dei terreni
interessati il timore che in realtà si volesse con lo scavo
drenare e quindi sottrarre le acque irrigue di cui essi già
disponevano; per questi motivi, l’apertura di nuovi fontanili
era spesso osteggiata dai proprietari dei terreni interessati
dallo scavo.
Tutte
queste opere furono seguite da privati con spese ingentissime e
con l'unico ausilio del badile e della zappa ed altresì "della
gerla per trasportare la terra scavata"(3)
Ma
i fontanili furono dedicate, nei secoli, non solo pagine di
carattere tecnico ma anche e soprattutto testi di carattere
giuridico.
Il
prelievo delle acque sotterranee a fini irrigatori determinò,
infatti, notevoli ripercussioni sul "diritto
delle acque". Da sempre l’irrigazione, per espandersi,
fu costretta ad inventarsi, faticosamente, le regole: per
attraversare i fondi altrui, per ripartire le acque tra più
utenti, per coordinare le esigenze dell’agricoltura con quella
dei mulini, ecc.
La
notevole incertezza delle norme ha fatto sì che la letteratura
giuridica di ogni secolo si presenti agli studiosi ricca di cause
e sentenze riguardanti la costruzione di fontanili o di cavi
drenanti ritenuti troppo vicini alle rogge già esistenti, quindi
in condizioni di sottrarne acqua ("cavi ladri").
In
generale è possibile affermare che la realizzazione dei fontanili
ha influito notevolmente nella formazione del regime giuridico
delle acque italiane; e ciò soprattutto in tema di istituzione
del "diritto del passaggio forzato dell’acqua sui fondi
altrui" o "diritto di acquedotto" che rappresenta
un fondamentale limite alla proprietà privata per esigenze di
pubblica utilità (la libera circolazione delle acque per
l’agricoltura e per l'industria).
In
effetti, poiché, per ragioni di quota, soltanto i terreni situati
più a valle rispetto alla "testa", possono beneficiare
delle acque derivate dal sottosuolo attraverso i fontanili,
risultava sempre necessario aprire un fosso (l'asta) attraverso
terreni altrui.
Dal
punto di vista urbanistico si deve riconoscere che la necessità
di organizzare e interconnettere una fitta maglia di fontanili,
canali, rogge e fossi, ha contribuito in forma determinante alla
conservazione dei caratteri peculiari del paesaggio agrario
preservando il territorio dal disordine insediativo.
Per
questi motivi, negli ultimi tempi va manifestandosi la tendenza a
una rivalutazione dei territori di pianura, forse meno
uniformemente bucolici che in passato ma certamente ancora ricchi
di sedimentazioni di valori storico-culturali spesso dimenticati.
In
tema di fontanili non è difficile imbattersi nei vari racconti
che le popolazioni contadine hanno ambientato presso i luoghi
sorgivi trasformandoli in centri di culto e di "magia".
Tra
i luoghi di culto occorre menzionare anche le abbazie, le
cappelle, le chiese e i santuari nati in prossimità di acque
sorgive come le interessantissime Abbazie di S.Albino a Mortara e
di Acqualunga a Frascarolo.
Ma
la gente contadina ha creato sulle acque sorgive una miriade di
altre credenze e superstizioni degne di nota.
Ad
esempio, per beneficiare di virtù guaritrici un’antica credenza
consigliava di immergersi nell’acqua sorgiva nella notte di San
Giovanni, quando streghe e diavoli si credeva vagassero nelle
tenebre.
Le
riminiscenze di questi culti e credenze si sono integrate nella
storia della civiltà agricola della Pianura Padana irrigua in
modo vario e curioso. Ad esempio, nei repertori dei riti magici
degli antichi guaritori della Lomellina viene citata più volte la
"Madonna della Fontana" con l’aggiunta di preghiere
che mettono in evidenza l’azione purificatrice dell’acqua:
"acqua curìa, ciàpa
él mè mal e pòrtal vìa" (acqua corrente, prendi il
mio male e portalo via). La frase veniva pronunciata presso il
fontanile, facendo il gesto di mandare il proprio malanno
nell’acqua.
A
questo proposito è utile ricordare come la ricerca delle acque
per costruire il fontanile abbia mantenuto nei secoli, fino a
pochi decenni fa, elevati riferimenti a riti magici e collegamenti
a forze soprannaturali collegati alla figura del "Rabdomante".
Interessante
risulta, ad esempio, la testimonianza riportata nel "Trattato
dell’impiego delle acque in agricoltura" di Raffaele Pareto
(4):
"Presso
tutti i popoli antichi, vi furono dei Raddomantici,
che cercavano le sorgenti colla verga, e questa pratica non si è
perduta nei tempi moderni, poiché riscontriamo ancora dei
fontanieri che se ne servono esercitando la loro arte. Egli è
vero di dire che, nell'antichità, la verga non era solamente
impiegata per la ricerca delle acque sotterranee e delle miniere;
ma che le si supponeva una potenza quasi morale per far scoprire i
ladri, gli assassini e qualunque cosa perduta".
Il
fontanile è poi ricco di erbe e bacche altamente utilizzate dai
nostri avi sia come nutrimento che come veri e propri medicinali
(e non è detto che il ritorno ad una medicina più naturale,
richiesto da più parti, non porti ad una loro rivalutazione!).
Ben conosciuti erano i poteri antianemici e depurativi del
crescione d’acqua (Nasturtium
officinale), della Valeriana
officinalis e della Mentha
acquatica; come pure quelli della Mestolaccia (Alisma plantago acquatica) contro le coliche renali.
Dice
la testimonianza di una contadina lomellina:
"Quando
eravamo nel campo andavamo a cercare il crescione d’acqua.
Tagliavamo le foglie guaste intorno e mangiavamo il rotolino
bianco all’interno dopo averlo intinto nel sale: in estate
avevamo sempre con noi un cartoccino di sale".
Anche
il minestrone primaverile era ricco di erbe spontanee,
soprattutto, ortiche, papaveri, gemme di rovo, gemme di luppolo e
ravizzone selvatico.
Nelle
macchie vegetali che crescevano attorno ai fontanili, i fiori
bianchi del sambuco offrivano alti poteri depurativi e venivano in
alcune zone fritti dopo essere stati immersi in una pastella per
farne frittelle croccanti; in autunno, diversi tipi di bacche
fornivano utili succedanei alla farina di frumento, in tempi di
carestia.
Non
a caso quindi i fontanili sono diventati sede di riti e magie
della gente contadina: sono luoghi nascosti e appartati dove,
forse, nelle notti di luna piena si possono anche incontrare le
fate (sono vestite di un abito leggero e luminoso con le orlature
un po’ bagnate di acqua sorgiva).
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