Giugno 2007

I FONTANILI DELLA LOMELLINA

Dall’ingegnosità dei nostri antenati, sulla terra Lombarda nacque una tecnica, 
usata anche da Leonardo da Vinci, che consentiva la captazione 
e l’uso di acque pregiate attraverso i “fontanili”; essi sono anche fiaba, 
poesia e mito: è sufficiente un po’ di fantasia.

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(claudia baratti)

La naturale presenza di acqua della pianura novarese è stata organizzata, gestita ed incrementata dall'attività dell'uomo che, nei secoli, ha costruito un complesso sistema di rogge e canali; questa trasformazione ha creato paesaggi di terre e di acqua, unici nel loro genere, ma finora poco studiati e valorizzati.

Un elevato numero di ragazzi e adulti sono ancora oggi poco informati sui problemi e sulle peculiarità del territorio agricolo, e troppo basso è il numero di persone che si dichiarano a conoscenza dell'organizzazione dell'intricato sistema delle acque irrigue e delle problematiche a esso relative.

Tale assunto risulta importante soprattutto perché può avere ripercussioni negative sulla tradizionale cultura della pianura irrigua basata, com'è noto, su quella che si può definire "civiltà dell'acqua"; una scarsa attenzione al valore delle risorse naturali e agricole determina infatti atteggiamenti che agevolano nel tempo scarso legame col territorio e azioni di degrado.

All'interno della pianura irrigua è da rilevare come i fontanili, con le tipiche vegetazioni di contorno, costituiscano insieme elementi di alto valore ecologico e presentino caratteristiche interessanti per affrontare un percorso culturale pluridisciplinare rivolto agli studiosi di ogni età sui temi legati ai paesaggi delle acque.

 Da questo punto di vista, le numerose "teste" dei fontanili, "che trapuntano e irrorano le nostre campagne" con le loro acque limpide contornate da verdeggianti bordi boschivi, possono diventare mete sorprendenti nel quadro di un territorio agricolo spesso giudicato troppo uniforme.

 Per individuare i fontanili occorre osservare con occhi nuovi i particolari del paesaggio: le variazioni di colore e di piani dati dalle quinte arboree della pianura appartengono spesso solo alle corone e alle sponde delle "teste" e delle "aste", piccole isole di verde che spiccano particolarmente sul piatto assetto monoculturale.

Oggi le ricerche sul campo sono agevolate dal vasto materiale di censimento realizzato dall'Est Sesia (e da me curato) (1) che ha permesso di localizzare nella Lomellina circa 166 fontanili.

Ad evidenziare l’importanza dei fontanili nella Lomellina sarebbe sufficiente il fatto che ancora attualmente essi forniscono un terzo circa della dotazione idrica di cui tale comprensorio fruisce per le coltivazioni.

Fin dai tempi più antichi l’uomo ha saputo trarre profitto dalla presenza nel sottosuolo della pianura padana di falde idriche abbastanza superficiali, imparando a scavare, nei luoghi adatti, apposite “teste” destinate a far emergere le polle sorgive e aprendo lunghi fossi, con lieve pendio rispetto al degradare della pianura, in modo da portare l’acqua a valle ad una quota sufficiente per irrigare i campi.

Nella Lomellina le falde idriche sotterranee, originariamente alimentate solo dalle piogge e dalle acque di piena dei corsi d’acqua naturali, si sono nel tempo sempre più arricchite con gli apporti dovuti all’irrigazione, la cui estensione andava via via crescendo grazie alle maggiori quantità di acqua rese disponibili dalla costruzione dei grandi canali storici; a tal fine, fondamentale è stato l'apporto del canale Cavour, derivato dal Po ed integrato dalla Dora Baltea, e del canale Regina Elena, alimentato con le acque del Ticino.

E' stato proprio questo massiccio arricchimento delle falde idriche sotterranee che ha reso possibile la realizzazione di un gran numero di fontanili, divenuti così un prezioso strumento per il recupero e per il riuso dell’acqua irrigua; infatti, le acque percolate nel sottosuolo dai campi irrigati in parte riaffiorano naturalmente nei fontanili e vengono nuovamente utilizzate per irrigare; in parte scendono ad alimentare le falde più profonde, cui attingono i pozzi di sollevamento per uso potabile e industriale.

 Secondo la terminologia tecnica più accreditata, confermata dalla plurisecolare tradizione padana, il fontanile o fontana è l'opera realizzata dall'uomo, in località opportuna, per far affiorare, raccogliere, convogliare e portare ad utilizzazione irrigua le acque sotterranee.

Proprio in quanto opera dell'uomo, il fontanile si differenzia dalla risorgiva, riaffioramento naturale di acque permeate nel sottosuolo nei terreni a monte.

Nel fontanile si possono distinguere le seguenti tre componenti principali:

-        la "testa", costituita da uno scavo del terreno, in genere di forma tondeggiante, approfondito fino ad interessare la prima falda idrica sotterranea e cioè la falda freatica;
-        la "gola", rappresentata  dallo scavo di raccordo tra la "testa" e l' "asta";
-        l' "asta", cioè il fosso scavato per convogliare fino ai terreni da irrigare, l'acqua che affiora nella testa del fontanile; l’asta guadagna gradualmente quota rispetto al piano di campagna grazie al fatto che la pendenza necessaria per il movimento dell'acqua risulta generalmente minore di quella naturale dei terreni attraversati; dopo un certo percorso l’acqua del fontanile viene così a trovarsi ad una quota più elevata dei terreni latistanti e può quindi essere utilizzata per l’irrigazione dei terreni stessi.

A sua volta, la "testa" è formata da vari elementi:
-        gli "occhi", ossia le polle da cui, sul fondo dello scavo, scaturisce l'acqua; per facilitare la fuoriuscita dell'acqua in passato si inserivano, nella base dello scavo, botti e tini di legno senza i fondi e, in epoche più recenti, tubi in ferro o in cemento;
-        le "ripe", ossia le pareti dello scavo, cui viene assegnata una pendenza atta ad evitare possibili franamenti; per ridurre tale pendenza talora le ripe sono sostenute da "fascinate", costituite da pali e fascine di legno, o anche da muraccioli di ciottoli;
-        il "bordo", ossia l'innalzamento del terreno attorno allo scavo dovuto al riporto del materiale scavato;
-        l' "area di contorno", cioè la striscia di terreno attorno al bordo;
-        la "corona", costituita dall'insieme delle ripe, del bordo e dell'area di contorno; tradizionalmente la corona veniva piantumata con alberi e siepi, in quanto l'ombreggiamento inibisce la proliferazione vegetale; spesso la scelta degli alberi e degli arbusti veniva dettata dalle utilizzazioni ritraibili.

 La profondità dello scavo è generalmente di alcuni metri ed è in relazione alla profondità a cui si trova la falda freatica, maggiore nell'alta pianura, minore nella bassa.

L'efflusso zampillante è talora molto evidente, altre volte è appena intuibile dal lieve ondeggiamento circolare dell'acqua attorno agli "occhi".

Andando alla ricerca dei fontanili nelle campagne lomelline è facile rendersi conto come nella realtà possono assumere tipologie anche molto diverse: così, ad esempio, la testa può avere forme differenti, ampliandosi o restringendosi fino a confondersi con l'asta; le teste possono essere più di una rispetto all'asta, con forme "a pettine", costituite da più teste raccordate ad un'unica asta come i denti di un pettine; le aste possono contenere anch'esse occhi e svolgere funzioni drenanti rispetto alla falda freatica, assumendo le denominazioni di cavi drenanti o cavi sorgenti; le aste stesse possono raccogliere le colature provenienti dai terreni irrigui attraversati  e svolgere quindi anche la funzione di colatori, favorendo in tal modo il riuso delle acque irrigue.

Per essere conservati in condizioni di efficienza, i fontanili devono essere sottoposti a periodici interventi manutentivi come lo spurgo e il taglio erbe.

Con la maggiore e più sicura disponibilità idrica per l'irrigazione dovuta alla realizzazione dei grandi canali storici e al miglioramento dell'efficienza delle reti irrigue, l'interesse per i fontanili è andato via via riducendosi; di conseguenza, gli interventi manutentivi vengono sempre più frequentemente  trascurati se non totalmente abbandonati.

L'abbandono della manutenzione determina nei fondali l'insorgere di processi involutivi che trasformano gradualmente la testa del fontanile in un acquitrino e che portano successivamente alla completa scomparsa dell'acqua; a questo punto può far seguito il recupero dell'area alla coltivazione o, peggio, la sua trasformazione in discarica abusiva; il fontanile si dice allora "interrato".

Con appropriati interventi di riqualificazione è però possibile ridare vita al flusso idrico e ai preziosi ecosistemi di contorno.

E' indubbio che le attività di studio e di recupero permettono di conservare attraverso le risorgive la testimonianza di quell'intreccio di intuito ed esperienza contadina, di conoscenza del territorio e preparazione tecnica che ha portato, con i fontanili, alla valorizzazione delle risorse idriche sotterranee per l'agricoltura, consentendo anche un efficiente riutilizzo delle acque irrigue.

Ma lo studio dei fontanili permette anche di approfondire interessanti pagine della storia e della tecnologia delle terre irrigue ricavabili dai carteggi e dalle mappe d'archivio.

Va, ad esempio, ricordato che l'abile sfruttamento delle acque sorgive attuato nella Pianura Padana non passò inosservato alla vivace curiosità e alla grande fantasia di Leonardo da Vinci. Durante la sua permanenza a Milano Leonardo progetta infatti un palazzo per Carlo d’Amboise, prevedendo la costituzione di un "giardino di delizie" con una voliera, dotata di una copertura di rete di rame e un mulino a vento per aspirare "acqua surgitiva e fresca" e produrre "continui suoni di vari strumenti".

Il progetto è ricco di altre invenzioni: "altra acqua correrà pel giardino, adacquando li pomeranci e cedri ai lor bisogni. Li quali cedri saran permanenti, perché il sito sarà in modo adattato, che con facilità si copriranno, e il caldo che al continuo spira la invernata, fia causa di mantenerli assai meglio che ‘l foco per due cause: e l’una è che esso caldo de’ fontanili è naturale ed è il medesimo che riscalda la radice di tutte le piante, il secondo è che ’l foco è caldo accidentale a esse piante, per essere lui privato d’umido e non è uniforme e non è continuo, perché è più caldo nel principio che nel fine, e spesse volte è dimenticato dalla indiligenzia de’ lor curatori".

Accanto a questi progetti, ricchi di spunti anche attuali, Leonardo aggiunge alcune indicazioni pratiche che sicuramente desume osservando le attività dei contadini padani dell'epoca:

"A li fontanili si debbe segare spesse volte le sue erbe, acciò che l’acqua sia veduta chiara colli lor fondi ghiarosi, e sol si lasci erbe atte al nutrimento de’ pesci, come crescioni e simile altre erbe.

Li pesci debbono essere di quelli che non intorbidino le acque, cioè non vi si metta anguille, né tinche, né ancora lucci, perché distruggan li altri pesci."(2)

 La tecnica di ricavare acqua per l’irrigazione dalle falde del sottosuolo tramite la costruzione dei fontanili trova ampia trattazione negli antichi testi di agricoltura, idraulica e architettura. Tale materiale non è stato mai studiato in maniera sistematica ma appare ricco di spunti tecnici e culturali di indubbio valore.

Il largo spazio riservato nella trattatistica alle tecniche di costruzione e di manutenzione dei fontanili manifesta l'estrema importanza che essi avevano nell'economia agricola padana del '700 e '800 ed anche l'unicità di tali opere nel panorama europeo.

L'estrema dovizia di particolari permette oggi di ricostruire metodologie ormai cadute in disuso, ma oggi riutilizzabili nell'ambito di interventi progettuali di riqualificazione e di manutenzione.

Dalle carte d'Archivio è possibile desumere come la costruzione dei fontanili comportasse numerosi imprevisti di carattere tecnico che inducevano talora anche a desistere dall'impresa. I disegni di progetto, molto accurati, offrono utili informazioni sulle tecniche costruttive, sui materiali usati per stabilizzare le sponde, sul numero di operai e sulle giornate lavorative occorrenti per effettuare gli scavi. L'analisi delle mappe permette di affermare con certezza che lo scavo di un fontanile costituiva un’opera alquanto onerosa, di cui potevano farsi carico solo i grandi proprietari terrieri o le comunità locali appositamente organizzate.

Alcuni documenti testimoniano che si perveniva talvolta ad una sorta di sovraffollamento di progetti di fontanili in aree ristrette, con il risultato di far sorgere nei proprietari dei terreni interessati il timore che in realtà si volesse con lo scavo drenare e quindi sottrarre le acque irrigue di cui essi già disponevano; per questi motivi, l’apertura di nuovi fontanili era spesso osteggiata dai proprietari dei terreni interessati dallo scavo.

Tutte queste opere furono seguite da privati con spese ingentissime e con l'unico ausilio del badile e della zappa ed altresì "della gerla per trasportare la terra scavata"(3)

 Ma i fontanili furono dedicate, nei secoli, non solo pagine di carattere tecnico ma anche e soprattutto testi di carattere giuridico.

Il prelievo delle acque sotterranee a fini irrigatori determinò, infatti, notevoli ripercussioni sul "diritto delle acque". Da sempre l’irrigazione, per espandersi, fu costretta ad inventarsi, faticosamente, le regole: per attraversare i fondi altrui, per ripartire le acque tra più utenti, per coordinare le esigenze dell’agricoltura con quella dei mulini, ecc.

La notevole incertezza delle norme ha fatto sì che la letteratura giuridica di ogni secolo si presenti agli studiosi ricca di cause e sentenze riguardanti la costruzione di fontanili o di cavi drenanti ritenuti troppo vicini alle rogge già esistenti, quindi in condizioni di sottrarne acqua ("cavi ladri").

In generale è possibile affermare che la realizzazione dei fontanili ha influito notevolmente nella formazione del regime giuridico delle acque italiane; e ciò soprattutto in tema di istituzione del "diritto del passaggio forzato dell’acqua sui fondi altrui" o "diritto di acquedotto" che rappresenta un fondamentale limite alla proprietà privata per esigenze di pubblica utilità (la libera circolazione delle acque per l’agricoltura e per l'industria).

In effetti, poiché, per ragioni di quota, soltanto i terreni situati più a valle rispetto alla "testa", possono beneficiare delle acque derivate dal sottosuolo attraverso i fontanili, risultava sempre necessario aprire un fosso (l'asta) attraverso terreni altrui.

Dal punto di vista urbanistico si deve riconoscere che la necessità di organizzare e interconnettere una fitta maglia di fontanili, canali, rogge e fossi, ha contribuito in forma determinante alla conservazione dei caratteri peculiari del paesaggio agrario preservando il territorio dal disordine insediativo.

Per questi motivi, negli ultimi tempi va manifestandosi la tendenza a una rivalutazione dei territori di pianura, forse meno uniformemente bucolici che in passato ma certamente ancora ricchi di sedimentazioni di valori storico-culturali spesso dimenticati.

In tema di fontanili non è difficile imbattersi nei vari racconti che le popolazioni contadine hanno ambientato presso i luoghi sorgivi trasformandoli in centri di culto e di "magia".

Tra i luoghi di culto occorre menzionare anche le abbazie, le cappelle, le chiese e i santuari nati in prossimità di acque sorgive come le interessantissime Abbazie di S.Albino a Mortara e di Acqualunga a Frascarolo.

Ma la gente contadina ha creato sulle acque sorgive una miriade di altre credenze e superstizioni degne di nota.

Ad esempio, per beneficiare di virtù guaritrici un’antica credenza consigliava di immergersi nell’acqua sorgiva nella notte di San Giovanni, quando streghe e diavoli si credeva vagassero nelle tenebre.

Le riminiscenze di questi culti e credenze si sono integrate nella storia della civiltà agricola della Pianura Padana irrigua in modo vario e curioso. Ad esempio, nei repertori dei riti magici degli antichi guaritori della Lomellina viene citata più volte la "Madonna della Fontana" con l’aggiunta di preghiere che mettono in evidenza l’azione purificatrice dell’acqua: "acqua curìa, ciàpa él mè mal e pòrtal vìa" (acqua corrente, prendi il mio male e portalo via). La frase veniva pronunciata presso il fontanile, facendo il gesto di mandare il proprio malanno nell’acqua.

A questo proposito è utile ricordare come la ricerca delle acque per costruire il fontanile abbia mantenuto nei secoli, fino a pochi decenni fa, elevati riferimenti a riti magici e collegamenti a forze soprannaturali collegati alla figura del "Rabdomante".

Interessante risulta, ad esempio, la testimonianza riportata nel "Trattato dell’impiego delle acque in agricoltura" di Raffaele Pareto (4):

"Presso tutti i popoli antichi, vi furono dei Raddomantici, che cercavano le sorgenti colla verga, e questa pratica non si è perduta nei tempi moderni, poiché riscontriamo ancora dei fontanieri che se ne servono esercitando la loro arte. Egli è vero di dire che, nell'antichità, la verga non era solamente impiegata per la ricerca delle acque sotterranee e delle miniere; ma che le si supponeva una potenza quasi morale per far scoprire i ladri, gli assassini e qualunque cosa perduta".

Il fontanile è poi ricco di erbe e bacche altamente utilizzate dai nostri avi sia come nutrimento che come veri e propri medicinali (e non è detto che il ritorno ad una medicina più naturale, richiesto da più parti, non porti ad una loro rivalutazione!). Ben conosciuti erano i poteri antianemici e depurativi del crescione d’acqua (Nasturtium officinale), della Valeriana officinalis e della Mentha acquatica; come pure quelli della Mestolaccia (Alisma plantago acquatica) contro le coliche renali.

Dice la testimonianza di una contadina lomellina:

"Quando eravamo nel campo andavamo a cercare il crescione d’acqua. Tagliavamo le foglie guaste intorno e mangiavamo il rotolino bianco all’interno dopo averlo intinto nel sale: in estate avevamo sempre con noi un cartoccino di sale".

Anche il minestrone primaverile era ricco di erbe spontanee, soprattutto, ortiche, papaveri, gemme di rovo, gemme di luppolo e ravizzone selvatico.

Nelle macchie vegetali che crescevano attorno ai fontanili, i fiori bianchi del sambuco offrivano alti poteri depurativi e venivano in alcune zone fritti dopo essere stati immersi in una pastella per farne frittelle croccanti; in autunno, diversi tipi di bacche fornivano utili succedanei alla farina di frumento, in tempi di carestia.

Non a caso quindi i fontanili sono diventati sede di riti e magie della gente contadina: sono luoghi nascosti e appartati dove, forse, nelle notti di luna piena si possono anche incontrare le fate (sono vestite di un abito leggero e luminoso con le orlature un po’ bagnate di acqua sorgiva).


(1)     (1) Claudia Baratti (a cura di) Fontanili di Lomellina, Ed Torchio de' Ricci, 1997
Claudia Baratti (a cura di) I fontanili: una risorsa idrica e ambientale, Ed. Guerini e Associati, 1999

(2)     (2) Codice Atlantico, f. 271 V-a

(3)     (3) P. BOCCALORI, C. PERONE, "Cascine e Cascinini nel territorio di Mede", Centro Culturale "T. Olivelli", 1973

(4)     (4) R. PARETO  "Trattato dell’impiego delle acque in agricoltura" (prima versione italiana) 1855

 

 


Claudia Baratti

Residente a Novara, architetto del paesaggio. Dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1985, ha collaborato con il Dipartimento di Scienze del Territorio con la funzione di "cultore della materia".

Dal 1994 è assunta presso l'Associazione Irrigazione Est Sesia di Novara dove ricopre il ruolo di Responsabile del Gruppo Operativo Territorio e Ambiente (G.O.T.A.) e si occupa dell'elaborazione, della redazione e dell'attuazione di vari studi e progetti in materia di difesa dell'ambiente, urbanistica, salvaguardia e valorizzazione dei canali e del territorio agricolo-irriguo.

In particolare cura gli aspetti ambientali, urbanistici e paesaggistici di tutti i progetti e delle opere di irrigazione e bonifica eseguite dal Consorzio Est Sesia (studi di prefattibilità ambientale; analisi degli impatti di cantiere delle opere idrauliche; rinverdimento dei canali e rogge storiche attraverso piantumazione di essenze autoctone; progetti di mitigazione; progetti di sistemazione idrogeologica di fiumi e torrenti, progetti di riqualificazione ambientale di fontanili).

Nel 2000 ha ottenuto dalla SDA Bocconi l’attestato di qualifica di Auditor ambientale ed è membro dell’Associazione Analisti Ambientali.

Nel 2005 ha ottenuto l'attestato di qualifica di Consulente tecnico-ambientale.

Ha curato numerose pubblicazioni sul tema del territorio e del paesaggio tra cui il testo edito nel 1997 dalla Provincia di Pavia in collaborazione con l'Est Sesia "Fontanili di Lomellina" (ed. Torchio de' Ricci) e nel 2000, per conto della Regione Lombardia, "L'acqua disegna il paesaggio nella pianura irrigua novarese e lomellina".

Nel 2005 ha collaborato alla pubblicazione dell'Istituto per i Navigli – Associazione Amici dei Navigli – "L'energia dei Navigli - storia, attualità e prospettive di recupero del più antico sistema di canalizzazione d'Europa" (ed. Skira).