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(gian
luigi baratti)
La
superficie del nostro pianeta è occupata per più del 70%
dall’acqua, eppure l’uomo ha sempre dovuto affrontare il
problema del suo approvvigionamento per potersi garantire la
sopravvivenza.
L’acqua
è l’elemento limitante primario dello sviluppo e del
mantenimento della vita; la sua disponibilità è condizionata da
tre fattori: il tempo, lo spazio e la qualità.
Il tempo condiziona la costante disponibilità
d’acqua attraverso le precipitazioni, più o meno intense e
diversamente distribuite nelle stagioni; lo spazio
determina differenti regimi pluviometrici in aree diverse e la
presenza di serbatoi naturali di acqua superficiale e sotterranea;
la qualità ne definisce le possibilità e i limiti di
utilizzo.
Per rispondere al proprio bisogno di acqua l’uomo
nomade: cacciatore/raccoglitore, doveva rivolgersi a quella di
provenienza meteorica primaria (pioggia, rugiada, neve,
grandine) incostante nel tempo e quindi da immagazzinare e, ove
presente, a quella di provenienza meteorica secondaria
(pozze, sorgenti, fiumi, stagni, laghi) con maggiore costanza
temporale, ma irregolare distribuzione spaziale; l’altro grande
problema dell’uomo, che migrava su un relativamente vasto
territorio alla ricerca delle risorse che gli consentivano la
sopravvivenza, era certamente legato alla qualità delle acque che
incontrava nei suoi spostamenti.
I
bisogni di acqua dell’uomo stanziale:
agricoltore/allevatore1, in relazione alle modalità di
vita e alle attività svolte, divennero sempre più consistenti,
sia per quanto riguarda la distribuzione nel tempo, che per quanto
attiene la disponibilità nei luoghi di insediamento, ma anche per
i problemi legati alla qualità della risorsa che risentiva, non
più episodicamente, dei primi fenomeni di inquinamento organico
di derivazione antropica, la cui origine è da ricercare nelle
sempre maggiori concentrazioni di uomini e animali, per tempi
lunghi, nelle vicinanze dei luoghi di approvvigionamento.
La presenza di serbatoi naturali, e, in seguito,
artificiali che potessero assicurare una costante fonte di
approvvigionamento, tanto più grande quanto più importanti erano
gli insediamenti e protetta dalle deiezioni da essi provenienti,
divenne quindi indispensabile.
Il
bisogno di acqua aumentò in modo esponenziale con il passaggio
dal nomadismo ai villaggi e poi alle città, dovendo servire non
solo alle esigenze di sopravvivenza dei singoli individui, ma
anche a quelle degli animali domesticati e delle pratiche agricole
adottate, tutte attività che segnavano un costante sviluppo.
Questo è il motivo per cui le grandi civiltà complesse
ebbero origine e si svilupparono nelle vicinanze di importanti
corsi d’acqua (il Tigri e l’Eufrate per la civiltà
Assiro-Babilonese, il Nilo per la civiltà Egizia).
Con
il tempo l’uomo individuò soluzioni che gli permisero di
sfruttare al meglio le acque disponibili: immagazzinandole con
sbarramenti, invasi, serbatoi e trasportandole, anche a grandi
distanze, con fossi, canali e acquedotti.
Le grandi
civiltà, fin dall’origine, utilizzarono le acque in
movimento anche come fonte di energia a basso costo, prima per il
trasporto di persone e merci (si pensi agli enormi massi granitici
trasportati sul Nilo dalla Nubia alla piana di Giza in Egitto per
costruirvi le piramidi) e successivamente per sostituire il lavoro
di uomini e animali (ad esempio con i mulini ad acqua).
L’importanza
dell’acqua nell’economia delle città-stato crebbe
parallelamente all’evoluzione delle civiltà che si
susseguirono, evoluzione che aveva determinato la crescita di
insediamenti sempre più popolosi, articolati e complessi, tanto
da assumere il ruolo di catalizzatore primario del progresso.
La
storia è testimone di quanto l’insufficiente disponibilità di
risorse idriche fu fattore limitante per lo sviluppo di molte
civiltà e, in alcuni casi, elemento che segnò la loro fine.
La capacità dei Romani di individuare risorse idriche,
creare per esse serbatoi, trasportarle a grandi distanze e
utilizzarle per una pluralità di scopi, anche igienico-sanitari,
ebbe un peso decisivo nel successo di questa civiltà, che ebbe
modo di espandersi fino ai confini del mondo allora conosciuto.
E’ con l’avvento dell’era industriale
conseguente alla invenzione della macchina a vapore, con la
nascita della chimica moderna, e con l’adozione delle attuali
tecnologie, che le necessità di acqua ebbero un’impennata
epocale. Ancor
più di prima la disponibilità di acqua, assieme a quella di
energia (ma la seconda è condizionata dalla prima), assunse il
ruolo di discriminante tra paesi ricchi e paesi poveri: tra chi ha
modo di determinare il proprio futuro, con l’obiettivo di
migliorare la qualità di vita, e chi ha un futuro incerto, da
conquistare giorno per giorno, con l’obiettivo della
sopravvivenza. L’era
moderna, che ha sollevato buona parte dell’umanità da fatiche
ora inimmaginabili, da molte malattie, da aspettative di vita oggi
inaccettabili, ha portato con sé nuovi problemi, determinando
direttamente o indirettamente l’alterazione dei tre fattori che
condizionano la presenza e
la disponibilità di acqua (tempo, spazio, qualità).
I cambiamenti climatici, indotti dalle attività
antropiche attuali attraverso l’alterazione delle energie a
livello planetario (effetto serra), sono ormai una realtà
concreta per i popoli che vivono in aree soggette a
desertificazione per mancanza di precipitazioni o per quelli che
occupano aree nelle quali le precipitazioni sono associate ad
eventi meteorici violenti (uragani o tifoni, tornadi o trombe
d’aria). Benché
l’alterazione dei fattori tempo e spazio, associati alle
precipitazioni e di conseguenza alla presenza di acqua, sia non
trascurabile per gli effetti che potranno manifestarsi a livello
planetario nel tempo, è l’alterazione del fattore qualità che
ha provocato le maggiori e più diffuse conseguenze. Agli inquinanti di origine organica, in costante
aumento, proporzionalmente all’aumento della popolazione e del
suo tenore di vita, si sono sommati inquinanti derivanti dalle
tecnologie adottate.
Molti elementi, esistenti in natura, hanno assunto
pericolosità a seguito della loro concentrazione che i processi
in uso determinano (es.: metalli pesanti, CO2, asbesto), altri,
non esistenti in natura, sono stati ottenuti dall’uomo
attraverso processi chimici con finalità utilitaristiche, ma,
spesso, con conseguenze ambientali imprevedibili (es.: solventi,
cloro-fluoro carburi, pesticidi, diserbanti, insetticidi).
Decine di migliaia di nuove sostanze sono state prodotte
dall’uomo e altre lo sono ogni anno, tutte vengono disperse,
assieme a quelle naturali in concentrazioni anomale, nei tre
elementi principali che costituiscono l’ambiente: il suolo,
l’aria e l’acqua alterandone le caratteristiche.
La compromissione di ognuno di questi tre elementi è da
evitare, ma è l’acqua quello che maggiormente riflette sulla
salute dei viventi le conseguenze della sua alterazione
qualitativa: vuoi perché, rispetto al suolo, entra direttamente
nel ciclo trofico ed è più mobile e di conseguenza mobilizza gli
inquinanti, vuoi perché rispetto all’aria è in quantità
minore, è meno mobile e quindi non ha la stessa capacità di
diluizione, ma, in particolare, perché l’aria si rigenera in
parte durante il ciclo di evapo-traspirazione, concentrando nelle
stesse acque parte dei suoi inquinanti.
Quale è lo stato di salute delle acque?
Non è possibile dare una risposta generale, vi sono
situazioni di eccellenza qualitativa, come esistono stati di
compromissione più o meno accentuata, ogni situazione non può
che essere descritta singolarmente, è però importante che ci si
renda conto:
·
che
ognuno di noi rilascia nell’ambiente direttamente, o
indirettamente attraverso i consumi, sostanze che possono
compromettere la qualità delle risorse idriche
·
che
la rigenerazione delle acque superficiali e sotterranee avviene in
tempi lunghi e lunghissimi
·
che
i costi di risanamento sono altissimi
·
che
la disponibilità di acque di
qualità è essenziale per determinare il tenore di vita di
una popolazione.
La maturazione del concetto di globalizzazione
suggerisce di osservare i fenomeni non più a scala locale,
ma a livello planetario, esso, applicato al contesto
naturalistico, perde ogni eventuale accezione negativa che gli può
essere riconosciuta collegandola al contesto socio-economico.
Tale concetto ha consentito alla nostra civiltà di
prendere coscienza dei limiti dello sviluppo2 e
di abbandonare l’illusione egoistica che aveva portato l’uomo
a considerare infinita3 la risorsa acqua (così come
per terra e aria). Non
lo fu per l’uomo preistorico, la cui sopravvivenza era
strettamente connessa alle precarie disponibilità di acqua in
natura, non lo era per le civiltà storiche, i cui destini e la
cui forza furono segnati dalla presenza e dalla capacità di
utilizzo delle risorse idriche, non lo è mai stato per i popoli
che vivono in zone a scarsa presenza di acqua, ma lo è stato per
i popoli che si sono insediati e sviluppati in territori ricchi di
acqua e che, grazie alle aumentate capacità tecnologiche di
ricerca e immagazzinamento della nostra civiltà, non hanno
risentito nel tempo di carenze idriche.
Noi abitatori della pianura
padana abbiamo la fortuna di vivere in una di queste
aree, in questo territorio la ricchezza di acque ha reso possibile
l’insediarsi di popoli che hanno, con ingegno e sacrificio,
creato un ecosistema complesso nel quale l’acqua è elemento
centrale, è storia ed è cultura; dobbiamo quindi sentire più di
altri il dovere di preservare ciò che i nostri progenitori ci
hanno tramandato, per consegnarlo a nostra volta ai
posteri garantendo loro il pieno utilizzo di questa vitale
risorsa.
Note
1) I primi insediamenti risalgono a circa 15.000 anni fa
nell’area della mezzaluna fertile, attuale Iran e Irak:
2) Si intende per sviluppo sostenibile quello che
ammette tutte le attività che garantiscano alle generazioni
future il diritto di disporre quali-quantitativamente delle stesse
risorse di cui oggi noi disponiamo.
3)
Una risorsa è da considerarsi finita quando la
capacità di consumo della stessa da parte dell’utilizzatore
supera la potenzialità di sua rigenerazione con gli stessi
standard di qualità che la rendono impiegabile per gli usi cui è
da destinarsi.
Qualche
informazione sugli eventi di geopolitica più significativi
1972
le Nazioni Unite convocano a Stoccolma la “prima conferenza
sull’ambiente umano”
1992
le Nazioni Unite convocano a Rio de Janeiro la “conferenza mondiale su
ambiente e
sviluppo”
2002
a Johannesburg si tiene il “vertice mondiale sullo sviluppo
sostenibile”
2003
anno internazionale dell’acqua
2004
a Kyoto si tiene il “3° Forum mondiale
sull’acqua”
Hanno
detto
“La
condizione dei poveri del pianeta non potrà essere alleviata
senza che sia affrontata la qualità delle risorse fondamentali
dalle quali essi dipendono: terra e acqua” NITIN DESAI – segretario generale del Vertice Mondiale sullo Sviluppo
Sostenibile
“L’acqua
è un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da
tutti. Ciascuno ha il dovere di economizzarla con cura” dalla Carta Europea
dell’Acqua
La
risorsa acqua va utilizzata “secondo criteri di solidarietà…salvaguardando
le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un
integro patrimonio ambientale”
art. 1 comma 2 legge n.36 del 05/01/94 (GALLI)
“Laudato
sii, mi signore, per sora acqua, la quale è multo utile et umile
e preziosa e casta” da
Il Cantico delle Creature di SAN FRANCESCO DI ASSISI
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