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(VINCENZO
RIGANTI )
Ai
tempi della mia fanciullezza (per intenderci, prima della seconda
guerra mondiale) l’acqua minerale naturale si comperava in
farmacia ed aveva fama di possedere virtù terapeutiche. Fama che
ha conservato per lunghi anni, almeno fino a quando la legge ha
stabilito che queste proprietà, che pure possono essere presenti
nelle acque bevute alle Terme sotto controllo medico, non potevano
più essere vantate per le acque acquistate dal commercio.
Al più, potevano essere presenti effetti salutari: le
acque minerali imbottigliate potevano favorire la diuresi,
favorire la digestione, e così via, sempre che ne fosse data
dimostrazione con specifiche analisi farmacologiche.
L’acquisto
delle acque minerali naturali viene ora effettuato quasi sempre
nei normali circuiti commerciali, al costo di circa 0,20-0,30 Euro
alla bottiglia, da confrontare con quanto paghiamo l’acqua del
rubinetto: 0,50 Euro per mille litri!
E’
lecito quindi chiederci che cosa distingua l’acqua minerale
naturale dalla comune acqua di rubinetto e se questa enorme
differenza di prezzo sia giustificata.
L’acqua
minerale naturale deve essere attinta da una sorgente sotterranea
e deve essere caratterizzata dalla “purezza originaria”.
Questo significa che deve essere priva fin dalla sorgente di
microrganismi patogeni, povera di microrganismi saprofiti, non
contenere inquinanti di origina umana in concentrazioni
rilevabili, non contenere inquinanti di origine naturale (come i
metalli pesanti) al di sopra di limiti fissati dalla legge con
criteri cautelativi; queste caratteristiche devono esse mantenute
fino a quando l’acqua arriva sulla tavola del consumatore.
Solitamente, la permanenza dell’acqua minerale naturale nel
circuito commerciale (cioè il tempo che intercorre tra
l’imbottigliamento e l’acquisto da parte del consumatore) è
intorno ai 15 giorni.
L’acqua
di rubinetto può provenire anche da corpi idrici superficiali
(fiumi, laghi, bacini artificiali); deve essere solitamente
trattata per disinfettarla (nel qual caso contiene tracce dei
sottoprodotti di disinfezione) e molte volte depurata da sostanze
indesiderate; durante il suo trasporto nella rete
dell’acquedotto richiede la cosiddetta cloroprotezione, cioè
l’aggiunta di un disinfettante (solitamente a base di cloro)
utile per impedire reinfezioni batteriche ma che può impartire
odori e sapori non graditi. Al rubinetto di casa è comunque
sicura, in condizioni igieniche molto buone e tra la capazione e
l’arrivo al rubinetto sono trascorse solo poche ore.
Dal
punto di vista chimico, le due tipologie di acque devono
rispettare tabelle di accettabilità diverse, che oggi (a
differenza del passato) sono, per quasi tutti i componenti, più
severe per le acque minerali naturali, ma sono comunque del tutto
cautelative. Le acque con contenuto di sali minerali inferiore a
500 milligrammi/litro sono dette oligominerali: quali tutte le
acque minerali naturali e quasi tutte le acque di acquedotto
distribuite in Italia hanno una composizione che le fa rientrare
in questa categoria.
Vi
sono acque di acquedotto che vengono regolarmente imbottigliate e
vendute come acque da tavola (è proibita qualunque denominazione
atta a confonderle con le acque minerali naturali) le cui
caratteristiche e proprietà non sono diverse da quelle delle
acque minerali naturali.
I
controlli chimici e microbiologici sono effettuati sia dai gestori
degli impianti (di imbottigliamento o di distribuzione in rete),
sia dalle Aziende Sanitarie Locali, tanto alla fonte quanto su
campioni prelevati dal commercio o ai rubinetti. Poiché le acque
minerali naturali sono considerate alimenti, il loro processo
produttivo deve anche sottostare alle norme note con la sigla
HACCP, cioè all’autocontrollo dei punti critici che la legge
impone per tutti i prodotti alimentari.
Contrariamente
all’opinione corrente, possiamo ritenere che il livello dei
controlli sia sostanzialmente uguale per le due categorie di
acque.
Sono
del tutto ingiustificate le diffidenze di molti consumatori verso
le acque minerali naturali; sono altrettanto ingiustificate le
diffidenze verso le acque di acquedotto, alle quali tuttavia si può
imputare, a volte, una minor gradevolezza dovuta ai trattamenti
subiti.
Ed
è questo uno dei fattori che contribuisce alla grande diffusione
del consumo delle acque minerali naturali.
In
materia di qualità bisogna sempre ricordare che, accanto a una
“qualità reale” (legata alla composizione di una merce) ed
alla “qualità legale” (legata al rispetto delle prescrizioni
dettate dalla
legge), esiste una “qualità emozionale” legata alla
percezione del consumatore, che per motivi non sempre razionali ma
comunque leciti e rispettabili, privilegiano certe merci rispetto
ad altre. Si pensi alla scelta che ciascuno di noi ha fatto e
continua a fare verso un certo tipo di telefono cellulare
piuttosto che un altro, sostanzialmente equivalenti ma che noi
vediamo come differenti; e a un livello superiore, verso una certa
marca di automobile o di scooter. Scelta che comporta spese anche
molto diverse, ma che comunque nessuno si sogna di contestare.
Quattro
consumatori su cinque vedono nelle acque minerali naturali un plus
rispetto all’acqua del rubinetto.
Non
è la comodità di trasporto: si potrebbe benissimo riempire la
bottiglia di plastica con acqua di rubinetto e pagare mille volte
meno.
Non
è (o non è sempre) il fascino delle bollicine: il consumo di
acque minerali non gassate è prevalente su quello delle acque
frizzanti. E’ diffusa l’opinione che l’acqua gassata possa
dare disturbi allo stomaco: in realtà, un’acqua minerale con un
buon residuo fisso (quindi non minimamente mineralizzata) dovrebbe
avere sufficiente potere tampone per non rilasciare subitaneamente
l’anidride carbonica nello stomaco. E’ anche in questo caso
una questione di scelta.
E’
invece il timore (solo a volte giustificato) di una non adeguata
qualità sostanziale dell’acqua di acquedotto, più spesso è la
percezione in quest’ultima di odori o sapori sgradevoli, anche
se ininfluenti rispetto all’igiene. Oppure è la convinzione di
una superiorità dell’acqua minerale naturale in termini di
effetti favorevoli alla salute.
Ma
a che cosa è dovuta l’enorme differenza di costo tra un litro
di acqua minerale naturale e un litro di acqua di rubinetto? Per
rispondere, dobbiamo ricordare che, per merci cosiddette
“mature” (cioè che siano in commercio da molto tempo e non
presentino più un carattere di novità), il prezzo è un indice
delle risorse che sono necessarie per farle pervenire
all’utilizzatore: costi di produzione, imballaggio, trasporto,
vendita, pubblicità, guadagno degli operatori che gestiscono
questa catena. Orbene, nel caso delle acque minerali naturali, il
calcolo delle varie componenti di costo porta a concludere che
0,20 euro alla bottiglia è un prezzo equo, non particolarmente
gravato dalle spese di pubblicità, che sono poco rilevanti per le
acque minerali naturali a basso prezzo. Naturalmente, per le acque
di grande marca i costi legati all’immagine sono ben più
significativi e il consumatore è disponibile a pagare molto di più
per acquistare una bottiglia che ritiene più pregiata.
Anche
quando un acquedotto imbottiglia la propria acqua, deve affrontare
costi del tutto analoghi a quelli del produttore di acqua minerale
naturale, per cui le acque da tavola hanno costi paragonabili e
qualche volta superiori.
Il
gestore di un acquedotto, grazie alle economie di scala e al
peculiare mezzo di consegna al consumatore (rete acquedottistica),
ha invece costi unitari inferiori di più di un ordine di
grandezza e può praticare prezzi molto inferiori. In altre
parole, praticamente non paghiamo il contenuto della bottiglia o
del bicchiere (cioè, non paghiamo l’acqua), bensì paghiamo
tutto quello che occorre per portarla sulle nostre tavole.
Ci
si può attendere, a questo punto della nostra trattazione, che si
dia una risposta alla domanda: quale acqua bere? La risposta la
diamo, per onestà intellettuale*. Ma non è e non può essere
univoca e potrebbe non essere condivisa.
Se
il vostro acquedotto vi fornisce un’acqua gradevole al gusto e
non subite il fascino delle bollicine, bevete tranquillamente
l’acqua dell’acquedotto. Gran parte delle acque di acquedotto
corrispondono, come residuo fisso, ad acque oligominerali, sono
igienicamente ben accettabili e il loro prezzo è intorno a 0,0005
Euro per litro.
Se
il vostro acquedotto vi fornisce un’acqua il cui gusto non vi è
gradito, potete ricorrere tranquillamente alle acque confezionate:
sono un’alternativa valida.
I
vari tipi di acqua confezionata sono sostanzialmente equivalenti.
Non vi è relazione diretta tra qualità di un’acqua
confezionata e prezzo: scegliete quella che vi dà maggior
soddisfazione al minor prezzo. Ma non pagherete meno di 18-20
centesimi di Euro per confezione e mediamente pagherete circa 30
centesimi di Euro.
Richiedete
comunque sempre la trasparenza: il gestore del vostro acquedotto
è sempre tenuto a fornirvi le informazioni sulla qualità
dell’acqua che vi fornisce; chi vi propone acque confezionate
diverse dalle acque minerali naturali non deve utilizzare
denominazioni che vi inducano in inganno.
Richiedete
sempre che l’acqua minerale naturale che consumate in un
esercizio pubblico sia aperta davanti a voi.
Il
ricorso ad impianti di trattamento al punto d’uso è
probabilmente l’alternativa più costosa ed anche quella meno
consigliabile, se non siete in grado di garantire una perfetta
manutenzione. Un impianto di trattamento al punto d’uso ben
funzionante è sicuramente in grado di togliere all’acqua di
rubinetto - che, non dimentichiamolo, è già potabile - la scarsa
gradevolezza determinata dalla presenza di sostanze (ferro,
sottoprodotti di disinfezione, cloro) che ne diminuiscono la
qualità percepita. Il problema è che, in mancanza di una
manutenzione molto accurata (la cui frequenza dipende dall’uso
che se ne fa e dalle caratteristiche dell’acqua trattata ed è
quindi difficilmente programmabile), può perdere di efficacia e
anche diventare sede di colonie batteriche, che vengono poi
rilasciate con l’acqua.
Va
però detto, per concludere sul tema delle acque minerali
naturali, che il loro impiego termale è ben diversa cosa dal loro
impiego come bevanda da tavola.
Quasi
tutte le acque minerali utilizzate nelle Terme rientrano nella
particolare categoria delle acque termali, caratterizzate da un
reale effetto terapeutico se impiegate nella giusta indicazione
medica e in ambiente controllato. Oggi le Terme, con le loro acque
minerali, hanno un ruolo importante sia nella cura di svariate
patologie, sia per conseguire un maggior benessere anche per le
persone sane.
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